lunedì 18 settembre 2017

Mini recensioni: QUELLA VITA CHE CI MANCA - V. D'Urbano / NON LASCIARMI - K.Ishiguro

Buongiorno! Oggi vi parlo di ben due libri, farò per l’occasione delle recensioni più brevi del solito così finisco di parlare dei libri letti in ferie. Uno è di Valentina D'Urbano (per chi non lo sapesse io adoro Valentina D’Urbano, e l’unico suo libro che mi mancava era Quella vita che ci manca) mentre l'altro è Non lasciarmi, di base un distopico con una storia un po' triste, che da tempo puntavo di leggere dopo aver visto il film. 

Entrambe sono state letture interessanti anche se forse non proprio adatte all'estate motivo per cui non le ho amate come forse avrei fatto in un altro periodo, però il tempo di leggerle l'ho trovato solo in vacanza, piuttosto... ci tornerei pure in montagna ora!!
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Titolo:  Quella vita che ci manca
Autore: Valentina D’Urbano
Editore: Longanesi
Pagine: 332
Trama: Gennaio 1991. Valentino osserva le piccole nuvole di fiato che muoiono contro i finestrini appannati della vecchia Tipo. L'auto che ha ereditato dal padre, morto anni prima, non è l'unica cosa che gli rimane di lui: c'è anche quell'idea che una vita diversa sia possibile. Ma forse Valentino è troppo uguale al posto in cui vive, la Fortezza, un quartiere occupato in cui perfino la casa ti può essere tolta se ti distrai un attimo. Perciò, non resta che una cosa a cui aggrapparsi: la famiglia. Valentino è il minore dei quattro fratelli Smeraldo, figli di padri diversi. C'è Anna, che a soli trent'anni non ha ormai più niente da chiedere alla vita. C'è Vadim, con la mente di un dodicenne nel bellissimo corpo di un ventenne. E poi c'è Alan, il maggiore, l'uomo di casa, posseduto da una rabbia tanto feroce quanto lo è l'amore verso la sua famiglia, che deve rimanere unita a ogni costo. Ma il costo potrebbe essere troppo alto per Valentino, perché adesso c'è anche lei, Delia. È più grande di lui, è bellissima - ma te ne accorgi solo al secondo o al terzo sguardo - e, soprattutto, non è della Fortezza. Ed è proprio questo il problema. Perché Valentino nasconde un segreto che non osa confessarle e soprattutto sente che scegliere lei significherebbe tradire la famiglia. Tradire Alan. E Alan non perdona. Questo è un romanzo sull'amore, spietato come solo quello tra fratelli può essere. Ma è anche un romanzo sull'unico altro amore che possa competere quello che irrompe come il buio in una stanza.
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Come tutti i romanzi di Valentina anche questo  è crudo, è terribilmente reale, è graffiante, doloroso. I personaggi che crea sono sempre imperfetti, la famiglia Smeraldo ad esempio è nata e cresciuta alla Fortezza, e se nasci lì da gente che abita lì non puoi che diventare anche tu come loro: un criminale. La famiglia Smeraldo è composta da quattro fratelli, con tre padri diversi ma stessa madre, ma la famiglia è composta da loro. Loro sono fratelli, sono insieme per forza di cose, sono uniti contro tutto e tutti.
Anna, Alan, Vadim e Valentino non potrebbero essere più diversi, ma sono una famiglia e quella è la cosa più importante. Vivono una vita difficile, l’unica vita possibile per chi nasce in quel quartiere.

Un romanzo che riprende lo scenario di “Il rumore dei tuoi passi”, lo ricorda per tante cose, addirittura vengono citati Bea e Alfredo, ma allo stesso tempo è un libro completamente diverso.

Un libro che segna, doloroso, delirante, un romanzo corale, il punto di vista di ogni fratello è molto diverso dall’altro, hanno sogni diversi, priorità diverse, comportamenti diversi. La cosa che li unisce è il sangue, la famiglia, la loro casa.

Come tutte le storie di Valentina è vera, reale. Così come lo sono i personaggi, imperfetti ma tangibili. Impossibile non affezionarsi a loro, ad Alan con il suo caratteraccio che però fa tutto per la famiglia. Impossibile non voler bene ad Anna, la sorella maggiore che cura tutti gli altri, o a Vadim, quel fratello un po’ matto che non capisce bene le cose. E poi c’è Valentino. Lui è quello che ti entra di più nel cuore, il piccolo di casa, il più umano, quello che dalla Fortezza vorrebbe scappare, l’unico che un padre lo aveva sul serio.


Un libro che ti fa provare dolore e felicità, disperazione e speranza, odio e amore. Come sempre la storia è molto semplice ma allo stesso tempo complessa e le emozioni che ti trasmette sono tante. Un libro imperdibile per chi ha ama Valentina, un libro che lascia il segno, personaggi che ti entrano in testa e non se ne vanno. 



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Titolo:  Non lasciarmi
Autore: Kazuo Ishiguro
Editore: Einaudi
Pagine: 291
Trama: Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un'autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall'intimità più calda al distacco più violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole "donatore" e "assistente"? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono così importanti? Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d'amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un'utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei libri che agiscono sul lettore come lenti d'ingrandimento: facendogli percepire in modo intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita.
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Avete presente quando trovate un libro e lo volete leggere tantissimo? Da quando ho trovato Non lasciarmi ho sempre avuto in testa questa storia, avevo già visto il film e sapevo già di cosa parlava: distopia. Io le amo le distopie e da questo libro mi aspettavo molto. In realtà le mie aspettative non sono state così soddisfatte come credevo, il film è molto fedele al libro da quello che ricordo, la distopia è quasi nascosta, all’inizio si parla di tutte queste donazioni, e di questi donatori e assistenti. Pian piano viene svelato tutto, accompagnato sempre dalla visione distorta del mondo che questi alunni hanno sin da quando sono nati. 

Per tutto il racconto, che è in prima persona PoV di Kathy, siamo circondati dai sentimenti che questi ragazzi e in particolare Kath provano, loro sono dei donatori, creati e cresciuti per salvare i loro possibili, non possono procreare e la loro vita dovrà sempre seguire binari ben precisi, ma non per questo non è vietato loro provare emozioni giusto? Un’anima la posseggono anche loro, nonostante siano creature diverse dalle persone normali.

Il libro non è certo dei più veloci, siamo nei ricordi e nella testa di Kathy e spesso la narrazione è confusionaria, passa da un fatto all’altro ma sempre spiegando i vari passaggi, non è immediata come lettura e non è certo dei più scorrevoli, anzi va letto attentamente per non perdersi. Io non amo troppo i libri del genere ma sapevo che poteva essere così e i certo non posso lamentarmi per questo. I sentimenti e i pensieri di Kathy però sono molto approfonditi, i personaggi caratterizzati davvero bene soprattutto considerando il mondo che li circonda.

La cosa che però mi avrebbe fatto apprezzare a pieno il libro sarebbe stato poter leggere un altro punto di vista. I personaggi principali sono tre fondamentalmente, Kathy, Ruth e Tommy. Per quanto Ruth e Tommy vengano descritti egregiamente dai ricordi di Kath avrei preferito leggere anche il loro racconto. 

Ruth è una ragazza particolare, egoista ed egocentrica, falsa e ipocrita a volte, ma in qualche modo è anche la ragazza con cui Kathy è cresciuta ed è impossibile odiarla fino in fondo. Anche Tommy è un ragazzo strano, ha violenti attacchi di rabbia che solo crescendo comincerà a controllare -un pochino-, sembra succube di Ruth quasi per tutto il libro, ma il legame che ha con Kathy è forte e sincero e incondizionato se vogliamo. 
Attorno a loro tre ruoteranno le vicende narrate, come sfondo uno scenario inquietante e ben architettato dove le loro vite scorrono placide in attesa del loro grande momento di diventare donatori. 

Una storia che mi ha accompagnato per diversi giorni e che ricorderò sempre come vagamente inquietante e triste, ma non per questo meno bella.


4 commenti:

  1. Ciao! :) Di questi due ho letto solo il secondo, della D'Urbano non ho ancora letto niente e, nonostante ne senta sempre parlare benissimo, sono molto indecisa perché proprio non è il mio genere.
    Invece Non lasciarmi mi era piaciuto, ma non mi aveva convinto del tutto. Ho trovato l'autore magistrale nel creare la sua distopia, ma il libro di per sé non mi aveva detto granché, mi aspettavo qualcosa di più.

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    1. Ciao! :)
      La D'Urbano io l'adoro, in particolare ti consiglio Acquanera se vuoi provare a leggere qualcosa di suo!
      Secondo me se in Non lasciarmi fossero stati presenti anche gli altri PoV poteva essere più interessante! Resta comunque un bel libro come base, poi io amo i distopici.

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  2. Ciao:) Quella vita che ci manca non l'ho amato particolarmente, anzi! Dopo quel capolavoro che è stato per me Acquanera, mi è un po' dispiaciuto che la D'Urbano sia tornata sui suoi passi e abbia nuovamente riparato alla Fortezza.
    Non lasciarmi per me è un grande libro, anche se alla prima lettura non lo avevo capito del tutto. Struggente ma anche crudele, secondo me è un libro cattivissimo.

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    1. Ehii ciaoo! Allora tu sai che io amo Acquanera così come Il rumore dei tuoi passi. Questo non è all'altezza di quei due però è comunque bello!
      Non lasciarmi mi ha fatto provare emozioni altalenanti, ma nel complesso è un bel libro e sono contenta di averlo letto. È cattivo si, ma i distopici spesso lo sono my dear.

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